Vercingetorix era principe degli Arverni, una popolazione Gallica stanziata nell'attuale Auvergne.
E' vissuto tra (circa) l'80 ed 46 - 45 a.C., ed ha quasi cacciato via i Romani dalla Gallia, unendo quasi tutte le popolazioni che la abitavano.

Figlio di Celtillo, re degli Arverni, nasce si pensa a Gergovia, ma non c'è nulla di certo: non si sa, infatti, quale sia stata veramente la "capitale" degli Arverni, dove è quasi certo che egli sia nato. Il padre, sembra, fu condannato a morte dai rappresentati dei clan più importanti della tribù, per voler ristabilire antiche "leggi di governo e successione", le quali avrebbero potuto portare ad un deterioramento dei rapporti con il popolo Romano.
In gioventù, sembra intorno al 58 a.C. (data dedotta dagli scritti di Cesare), entra a far parte delle legioni di Cesare, e viene istruito da lui stesso sulle tecniche militari romane.
Tra il 53 ed il 52, Vercingetorix, approfittando dell'indebolimento delle truppe romane comandate da Crasso e del massacro di alcuni commercianti romani (simbolo, certamente, di un forte bisogno di libertà), tenta di mettersi alla testa della sua tribù, ma viene respinto e cacciato da Gergovia, insieme ad altri uomini stanchi del dominio romano e desiderosi di riscattarsi. Si dice, allora, che abbia cominciato a inviare richieste di alleanza ad altre popolazioni, formando una sorta di esercito sempre più grande, fino a che non è potuto passare all'azione. Conoscendo bene le tecniche di guerra romane, ne sfrutta i punti deboli: sa, infatti, che lo spostamento delle truppe avviene in base alla possibilità o meno di ricevere o recuperare gli approvigionamenti necessari per nutrire gli uomini; comincia, allora, a bruciare tutte le città sulla strada che pensa percorreranno le legioni, di modo da privarle dei sostentamenti.
Infine, si arriva a Gergovia , nel giugno del 52. Cesare, invece di assediare la città e ridurre alla fame gli assediati, cerca lo scontro, ma si accorge presto di dover andarsene, poichè mai sarebbe riuscito a spuntarla. Nei suoi scritti, tra l'altro, egli giustifica l'attacco della città come un espediente per ridare coraggio ai propri uomini, mentre altre fonti dichiarano che, in realtà, le forze romane avevano subito una così schiacciante sconfitta che non avevano altro modo di salvarsi che darsi alla fuga.
A questo punto, la situazione è questa: quasi tutte le popolazioni Galliche sono alleate di Vercingetorix, mentre Cesare si trova isolato. L'unica possibilità di rifarsi, per quest'ultimo, è di ricongiungere le proprie truppe a quelle di Labieno, il quale si trova a combattere con alcuni guerrieri barbari. Sconfitti questi, può arrivare da Cesare, il quale si trova con circa 11 legioni.
Vercingetorix muove battaglia ai romani a qualche kilometro da Alésia ma, trovandosi in difficoltà, si vede obbligato a ripiegare su questa città. A questo punto, Cesare si affretta a mettere in atto la sua tecnica preferita: assedia la città, la isola, la popolazione è ridotta alla fame. Si dice che la popolazione di Alésia, intesa come anziani, donne e bambini, sia stata fatta uscire su accordo preso tra il principe degli Averni e Cesare il quale, non rispettando i patti, abbia trucidato e, nel migliore dei casi, arrestato queste persone. Ala fine, Vercingetorix si vede costretto ad arrendersi, onde evitare altri inutili massacri, dà la sua vita in cambio di quella dei suoi uomini. 
Egli viene portato a Roma, viene fatto sfilare in catene al trionfo di Cesare, e tenuto in prigione dai cinque ai sei anni. Infine, sembra sia stato strangolato in carcere.